Mettere in scena il lutto


Valentina Ambrosio
Mettere in scena il lutto

Lo Psicodramma è una tecnica usata in Psicoterapia e si basa sui principi definiti dal suo fondatore, Jacob Moreno. È usato in vari modi, per differenti contesti e persone.

In uno studio condotto da una psicodrammatista si evidenzia come il mettere in scena il lutto aiuti gli adolescenti che hanno subito una perdita importante.

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Come funziona

Si parte dal principio che si rappresentano degli eventi di vita vissuta come se si fosse al teatro.

C’è il regista, che è un ragazzo che guida il gruppo e conduce l’attività.

Il setting è rappresentato dal palcoscenico, dalla balconata, che è al di sopra di tutti e tutto.

Il regista decide il ruolo dei partecipanti, alcuni possono anche solo fare da uditori.

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In questo spazio gruppale che accoglie, contiene e al contempo amplifica il confronto si muove lo psicodramma.

Rivivere e rielaborare

Nel gruppo l’adolescente può ridefinire schemi di pensiero rigidi, modelli disfunzionali e credenze sbagliate attraverso una sperimentazione e ristrutturazione dell’evento.

Inoltre la condivisione dell’esperienza in un clima di ascolto reciproco e di rispetto può aiutare ad elaborare il lutto, a ricercare nuovi significati, a ricercare nuove strategie di coping.

Un passo importante nell’elaborazione del lutto è socializzare il lutto e mantenere viva la memoria, al fine di ricostruire un legame con il defunto che permetta di alleviare la sofferenza.

Attraverso il gruppo, che funge da io ausiliario, l’adolescente che ha subito una perdita può rappresentare un ricordo piacevole vissuto con la persona scomparsa e rivivere le emozioni provate.

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Lo psicodramma si avvale di svariate tecniche: sedia vuota, soliloquio, atomi sociali, ecc.

La versatilità di questo modello permette di adattarsi a diverse condizioni di lutto e di ottenere diversi risultati.

L’elemento comune è favorire l’espressione delle emozioni e l’avvicinamento ad un tema che viene vissuto come lontano e irreale.

Inoltre non ne trarrà beneficio solo l’adolescente direttamente coinvolto, ma tutto il gruppo in quanto si attiveranno in ogni ragazzo emozioni, sensazioni, pensieri e atteggiamenti che potranno aprire al dialogo e alla riflessione.

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